Solstizio – la rigenerazione

Il solstizio, letteralmente “il sole si ferma”, è un passaggio astronomico ma anche uno dei riti mistici e religiosi più importanti dell’umanità.

Dal punto di vista astronomico, il sole sta perdendo forza giorno dopo giorno e raggiungerà il minimo tra il 21 e il 22 dicembre, per poi restare “sospeso” in quel punto per 3 giorni. Riprenderà a crescere, in termini di ore di luce e intensità, dal 25 dicembre.

Il 25 dicembre viene festeggiato dai cristiani occidentali come il giorno della nascita di Gesù dall’anno 336. Prima di allora, il 25  dicembre era una delle maggiori festività dei romani, il “Dies Natalis Solis Invicti”, ovvero la rinascita del sole invincibile. Questo rito dell’eterno ritorno del Dio Sole precede di qualche millennio l’impero romano, e affonda le proprie radici tra la Mesopotamia, la Persia e l’India.

Il tema della morte che contiene la vita, è uno degli archetipi (idee innate e presenti in ogni essere umano) più potenti, e in ogni tradizione, pagana o monoteista, nasce  sempre da una donna, spesso definita (anche) come vergine. In Mesopotamia si aveva il culto di Ishtar/Inanna, in Egitto Iside, in Grecia Persefone: dee che dall’oscurità danno alla luce. Così come Maria, “La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo” (Giovanni 1:9)”.

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“Nel bel mezzo dell’inverno ho compreso che vi era in me un’invincibile estate”.

Il termine Vergine non indica, come siamo portati a credere, sessualmente illibata. La castità a cui si fa riferimento è uno stato dell’essere, l’essere incontaminate, come una foresta vergine, autosufficiente, autodeterminata e autonoma. E’ da contrapporsi allo stato della donna che dipende e dalla quale altri dipendono, spesso personificate dalla madre, o dalla sposa, anche se non è detto: nella medicina popolare, l’Alchemilla Vulgaris veniva prescritta alla donne per riconquistare la verginità perduta, a prescindere che fossero sposate o meno. Perché la verginità era intesa come uno stato della coscienza, non dell’imene. Anche oggi occupa un ruolo molto importante nella tradizionale farmacopea tedesca per regolare molte disfunzioni del ciclo femminile e gli scompensi a livello fisico, emotivo e mentale che ne derivano. La verginità è dunque uno dei quattro stati di coscienza che ogni donna¹ attraversa ogni mese, che ne sia consapevole o meno. Corrisponde alla fase pre-ovulatoria e pre-mestruale, anche se con differenze significative tra l’una e l’altra.
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Il messaggio insito nel solstizio invernale è che la pausa, il riposo, l’oscurità, il lasciar andare sono le premesse per nuova vita, e che la luce nasce nel momento in cui le tenebre sono più scure. E’ la morte che rigenera la vita, così come è l’inverno che rigenera le piante, ed è il sonno che rigenera corpo e mente. Le mestruazioni stesse sono condizione necessaria alla nascita del nuovo ciclo, perché l’endometrio deve morire affinché gli ovuli ricomincino a essere nutriti.

Ritmicamente, arriva un tempo in cui è necessario fermarsi, riposare, lasciar andare, abbandonarsi, rinunciare a qualcosa: il superfluo, il dannoso, o semplicemente, l’obsoleto. Ed è il riposo stesso che ci dà gli strumenti per riconoscere cosa lasciar andare. Questo porta nuova linfa, nuova forza, nuova chiarezza, nuova consapevolezza. Ogni cosa ha il suo tempo.

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Riconoscerne il ritmo significa vivere in armonia. Ci sono molti cicli in contemporanea, il proprio corpo, diverso per ognuna di noi, le stagioni, il lavoro e le nostre imprese, il partner, la sua salute e le sue imprese …e non sono sincronizzati. Il trucco sta nel allenare il nostro orecchio al discernere il tempo di ognuno di essi, per muoverci di conseguenza, così come chi sente la musica riuscirà a battere il ritmo delle percussioni con i fianchi, la chitarra con le spalle, i fiati con le braccia e la voce con la testa, e ad armonizzarli.

Se vuoi imparare a ballare il tuo ritmo, puoi imparare a tracciare il ciclo e impararne il linguaggio al laboratorio di ciclo integrato. Per sapere tutti i dettagli, scrivi a info.medulla.consult@gmail.com

 

 

¹In età fertile, e in assenza di contraccettivi ormonali, che invece sopprimono il ciclo. Le donne in menopausa racchiudono in sé, contemporaneamente, i quattro stati di coscienza.

 

 

 

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